La Strage di Stato

Dal Libro ECCE OMO di FRANCO GRILLINI

LA STRAGE DI STATO


Serata incontro a tema con l'autore e presentazione libro.


Giovedì 4 Dicembre 2008

ore 21, Presso LIBRERIA GHEDUZZI
C.so Santa Anastasia VERONA
(a due passi da P.zza Erbe)RED WEEK


Per Informazioni sull'iniziativa: 349.3134852

“Quando dichiaro che quella dell’Aids, in Italia, è stata una strage di Stato, so perfettamente quello che dico. Posso testimoniare che, se fin dal primo momento la prevenzione è stata quasi impossibile, la responsabilità non è stata della gente, ma delle istituzioni”. In prossimità del 1° dicembre, giornata mondiale contro l’AIDS, Franco Grillini presenterà il suo libro “ECCE OMO. 25 anni di rivoluzione gentile” partendo proprio dalla rivisitazione di quei primi anni in cui “all’AIDS non credeva nessuno”. Passati gli anni, cosa è cambiato? “Nel 1984 l’Italia occupava il quattordicesimo posto nella classifica europea dell’AIDS, oggi è al terzo.

Scritto con serenità, umorismo e un’insopprimibile gioia di vivere, ECCE OMO è la storia, tra pubblico e privato, di questo quarto di secolo: lotte e scandali, amori e dolori, gli allegri Gay Pride e il lavoro di deputato in un parlamento in cui “i gay, tanti, sono ancora rigorosamente velati e nascosti” e che, caso unico in Europa, non riesce a non vuole approvare nessuna legge sui diritti civili delle coppie di fatto. “Grazie alle nostre battaglie la questione dei diritti e della laicità oggi non riguarda più solo la comunità omosessuale: è al centro dell’agenda politica del paese”.

L’evento è organizzato da Arcigay Pianeta Urano e Arcilesbica Juliette & Juliette di Verona

MATTHEW SHEPARD 1998 - 2008

12 OTTOBRE 1998:

10 ANNI FA MORIVA MATTHEW SHEPARD

Un brutale omicidio ha reso il giovanissimo Matthew Shepard simbolo della lotta alla discriminazione e all‘omofobia in tutto il mondo.Pubblichiamo la lettera commemorativa della madre Judy e il discorso del padre Dennis durante il processo agli assassini.
In ricordo di questo ragazzo, il comitato provinciale Arcigay Modena ha preso il proprio nome.
Matthew Shepard aveva 20 anni nel 1998, era uno studente dell’Università del Wyoming e viveva nella città di Laramie. La notte tra il 6 e il 7 ottobre chiese un passaggio in un bar ad Aaron James McKinney e Russell Arthur Henderson. I due lo derubarono, lo picchiarono, lo legarono ad una staccionata e lo lasciarono lì a morire. Diciotto ore dopo un ciclista di passaggio lo trovò, vivo ed in stato di incoscienza. Le sue lesioni furono giudicate troppo gravi per essere operate: aveva una frattura profonda alla nuca e un’altra dozzina sparse sul resto del corpo, il cervello aveva perso la capacità di regolare il battito cardiaco e la temperatura corporea.
Morirà 5 giorni dopo, alle 12.53 del 12 ottobre di 10 anni fa.Aaron James McKinney e Russell Arthur Henderson sostennero al processo di essere divenuti temporaneamente incapaci di intendere e di volere a causa delle avances che Matthew aveva loro rivolto. Poi che la loro unica intenzione era stata quella di rapinarlo.
Gli avvocati della famiglia Shepard dimostrarono che Matthew fu ucciso solo a causa del suo orientamento sessuale. I due assassini furono condannati a due ergastoli a testa senza possibilità di essere rilasciati anticipatamente per buona condotta.
I genitori di Matthew, Judy e Dennis Shepard, lottano attivamente per i diritti LGBT attraverso la Matthew Shepard Foundation. Matthew è divenuto simbolo della lotta alla discriminazione e all’omofobia.
Pubblichiamo un estratto dal discorso che Dennis Shepard pronunciò durante il processo agli assassini di suo figlio e dalla lettera aperta che Judy Shepard ha pubblicato sul sito della Matthew Shepard Foundation in occasione del decennale del barbaro omicidio.Mio figlio, Matthew non aveva l’aria del vincente. Era anche piuttosto piccolo per la sua età […] Però, nel corso della sua vita troppo breve, ha dimostrato di esserlo, un vincente […] Il 12 ottobre 1998, mio figlio, e il mio eroe, è morto […] Vorrei dire qualcosa su Matt e sull’impatto che ha avuto la sua morte. Matt è divenuto un simbolo, alcuni dicono un martire, il “ragazzo della porta accanto” contro i crimini motivati dall’odio. Mi sta bene. Matt sarebbe contento se la sua morte fosse di aiuto ad altri […] Il dono di Matt erano le persone. Amava essere tra la gente, aiutare le persone e renderle felici. La speranza in un mondo migliore, senza l’ingiuria e la discriminazione nei confronti della diversità, era la sua molla. Per tutta la sua vita ha provato la fitta della discriminazione […] Amavo mio figlio ed ero orgoglioso di lui. Non era il mio figlio omosessuale. Ogni volta che aveva dei problemi, ne parlavamo insieme. Per esempio, non sapeva se rivelarmi la sua omosessualità. Aveva paura che l’avrei respinto e così si prese del tempo prima di dirmelo. Ma durante quel tempo, sua madre e suo fratello me l’avevano già detto. Un giorno, mi disse che aveva qualcosa da rivelarmi. Vedevo che era nervoso, così gli chiesi se tutto andasse bene. Matt respirò profondamente e mi disse di essere gay. Poi aspettò la mia reazione. Ancora ricordo il suo stupore quando gli dissi: “Davvero? Ok, ma qual è il punto della conversazione?”. Da allora ogni cosa andò a posto. Tornammo ad essere un padre e un figlio che si vogliono bene e rispettano le reciproche convinzioni […] Quando prendeva posizione lo faceva in base a ciò di cui era davvero convinto. Successe così quando accettò serenamente che gli altri sapessero che era gay. Non lo pubblicizzò, ma non tornò indietro dal suo proposito. Per questo sarò sempre orgoglioso di lui. Mi ha mostrato di essere molto più coraggioso di molta gente, me compreso. Matt era consapevole che vi erano dei pericoli a dichiararsi gay, ma lo ha accettato e ha semplicemente continuato a vivere la sua vita […] Come posso esprimere il sentimento di perdita che provo ogni volta che penso a Matt? Come posso descrivere la voragine nel mio cuore e nella mente quando penso ai problemi che Matt ha affrontato nel suo cammino e che ha superato? Nessuno può capire il sentimento di orgoglio e soddisfazione che provavo ogni volta che riusciva a superare un ostacolo. Nessuno, me compreso, conoscerà mai la frustrazione e la sofferenza che alcuni gli hanno inferto a causa della sua diversità […] Matt è deceduto ufficialmente alle 12.53 di lunedì 12 ottobre 1998 in un ospedale di Fort Collins, in Colorado. In realtà è morto nei sobborghi di Laramie, legato a un recinto contro il quale il mercoledì precedente lei lo aveva picchiato. Lei, signor McKinney, e il suo amico, signor Henderson, avete assassinato mio figlio. Al termine dell’aggressione, il suo corpo ha provato a sopravvivere […] Lei ha aperto gli occhi alle persone, signor McKinney. Lei ha permesso al mondo intero di comprendere che come vive una persona non è una giustificazione per la discriminazione, l’intolleranza, la persecuzione, la violenza. Non siamo negli anni ’20, ’20, ’40 della Germania nazista. Mio figlio è morto a causa della sua ignoranza e della sua intolleranza. Non posso farlo tornare indietro. Ma posso fare del mio meglio affinché questo non accada a un’altra persona o un’altra famiglia, mai più. Come ho detto, mio figlio è diventato un simbolo, un simbolo contro l’odio e la gente come lei; un simbolo del rispetto dell’individualità, della diversità, della tolleranza. Mio figlio mi manca, ma sono fiero di dire che mio figlio rappresenta tutto questo.

Dennis Shepard

10 ANNI DI CAMBIAMENTI - NESSUN PROGRESSO

E’ difficile credere che sono passati già 10 anni dalla morte di Matthew. Così tante cose sono cambiate eppure tutto rimane com’è. Voglio ringraziare tutti coloro che in questi anni hanno sostenuto me, la mia famiglia e la fondazione che porta il nome di mio figlio.Il nostro lavoro è lontano dall’essere finito. Non solo quello della fondazione ma quello di tutti noi a livello personale.Dobbiamo continuare a parlare con i nostri amici, colleghi e familiari. Finchè non saremo onesti su chi noi siamo e non saremo capaci di dividerlo con chi ci ama, non sapranno come aiutarci. Abbiamo bisogno di loro, delle persone che ci amano, in questa lotta per ottenere l’eguaglianza e realizzare i nostri pieni diritti civili.Grandi passi sono stati fatti in questi anni per cambiare l’atteggiamento della gente verso di noi e eliminare l’ignoranza persino in questo bellissimo stato del Wyoming. Almeno, lo pensavo finchè non ho letto i commenti di alcuni lettori a un articolo che parlava della decennale della morte di mio figlio nel quotidiano locale.Credo che chi abbia scritto lo faccia perchè in disaccordo con l’articolo mentre chi è d’accordo semplicemente tace. Ma questo mi fa capire quale livello di ignoranza ci sia in giro e quanto lavoro ci sia da fare. La credenza che ciò che è capitato a Matt non fosse un crimine di odio e che "persone speciali non devo avere diritti speciali" va oltre la mia comprensione. Il livello di odio è impressionante. E l’unico modo per combattere l’odio, che spesso finisce in violenza fisica eè quello di combattere l’ignoranza che lo genera.E tutti noi sappiamo quanto importante sia che in queste elezioni, non solo presidenziali ma anche locali, si scelgano persone che combattono l’odio e l’ignoranza. Per favore, andate a votare e incoraggiate tutti coloro che conoscete a farlo. L’apatia non è più un’opzione . Dobbiamo mostrare di appoggiare coloro che ci appoggiano per non tornare indietro. Tutti noi speriamo che i prossimi 10 anni siano i nostri.

Judy Shepard

Gender Bender a Bologna


GENDER BENDER è il festival internazionale che presenta al pubblico gli immaginari prodotti dalla cultura contemporanea legati alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale.
Gender Bender propone un programma di appuntamenti articolato in proiezioni cinematografiche, spettacoli di danza e teatro, performance, mostre e installazioni di arti visive, incontri e convegni letterari, concerti e live set di musicisti e dj, party notturni.
Gender Bender è promosso da Il Cassero, gay lesbian center di Bologna.

Per visitare il sito di Gender Bender:
http://www.genderbender.it/ita/home.asp

Arcigay Verona su Domenico Riso

L'OMISSIONE CENSORIA SULLA VITTIMA ITALIANA NEL DISASTRO DIMADRID, UN ESERCIZIO PATETICO DI FURBERIA CULTURALE

Quando due giorni fa abbiamo letto in prima pagina sul Corriere che c’era una vittima italiana nella tragedia di Madrid e che questa vittima viaggiava “con il compagno e il figlio”, in tanti ci siamo stupiti: abbiamo dovuto leggere fino in fondo per capire se il Corriere intendesseproprio “quello”.
Siamo talmente abituati ad omissioni e censure, ad essere socialmente inesistenti e invisibili (ovisibili solo nei quadretti manipolatori e distorcenti che puntuali arrivano con le cronache morbose dei Gay Pride), che non ci aspettavamo che qualcuno potesse per una volta almeno in questo Paese raccontare i fatti dando alle cose il nome che hanno. Ci è del resto bastato sfogliare le pagine bianche de La Repubblica e de L’Arena ieri e oggi, e leggere i commenti di disappunto del nostro governatore Galan e dell’editorialista Merlo, per capire che in effetti il Corriere aveva osato un’impresa improbabile,fare un giornalismo sereno squarciando suo malgrado il muro di gomma di una pratica culturale profonda e diffusa inItalia: l’omissione censoria.C’era una famiglia su quel volo. Punto. Era così semplice dirlo, come si sarebbe potuto dire per qualsiasi altra famiglia. Era una famiglia nella sua quotidianità e come tale è stata raccontata da chi ha avuto il coraggio di farlo: perché più di mille Gay Pride, vale proprio il racconto di questa quotidianità normale a riconoscere nella società e nella cultura l’esistenza dei gay e delle lesbiche in questo Paese. Proprio per questo il racconto è stato “opportunamente” omesso da tutti gli altri media. Fosse stata una famiglia eterosessuale ce loavreste detto? Certo, ce lo avreste raccontato in coro con dovizia di particolari, interviste ad amici e genitori di lui, ad amici e genitori di lei, qualche quadretto romantico sulle ferie che “insieme” quella coppia con figlio aveva organizzato. Al di là dell’opportunità e dello stile di questo giornalismo che cavalca morbosamente l’onda della tragedia, questa volta “casualmente” niente di tutto questo è accaduto: per la quasi totalità dei mediaitaliani, ad eccezione del Corriere, su quel volo c’era un single italiano e residente a Parigi in ferie con un amicoqualsiasi e un bambino circondati da eufemismi, qualche nota campanilistica sul dolore del paese di origine e la questione è stata chiusa. Una farsa mediatica nella tragedia: certe quotidianità normali non vanno proprio raccontante.La difesa di questa linea censoria omissiva è del resto arrivata imperterrita con le parole di Merlo e Galan: “de coccio”, direbbero a Roma, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. “Non si fruga nelle lenzuola” è l’argomento: quante volte ormai abbiamo sentito questa oppportunistica e militante litania ipocrita?Si usa per cancellare la nostra vita sociale e civile, per suggerire di fatto che le nostre relazioni e i nostri amori non hanno una forma e un contenuto socialmente e giuridicamente apprezzabili. Le nostre relazioni non esistono e non abbiamo diritto a quadretti romantici mediatici perché, al contrario delle famiglie eterosessuali, la nostra vita sociale e affettiva è banale “privato sotto le lenzuola”: per gli altri scatta il racconto sociale romantico di una famiglia “normale” eterosessuale, per noi scatta la pruderie e il “rispetto” per la vita cruda e privata dei singoli (corpi) sotto le lenzuola. Era così scandaloso e difficile dirlo? Domenico Riso era in volo con la sua famiglia, dueuomini e un figlio. Voler a tutti i costi far passare l’omissione censoria dell’indicibile per rispetto della persona è davvero un esercizio patetico e rivoltante di furberia culturale.

Michele Breveglieri
Membro del direttivo di Arcigay “Pianeta Urano”- Verona